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Altri articoli di Emperor's Clothes sull’antisemitismo e la sua storia, e sul conflitto arabo-israeliano

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È antisemita criticare Israele?
Israele è uno 'Stato-apartheid'?

di Jared Israel

[pubblicato
in inglese il 27 gennaio 2004;
traduzione del 12 aprile 2004]

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 Sommario

È ormai un luogo comune per coloro che attaccano Israele definirlo uno 'Stato-apartheid'.  Jared Israel, redattore di EC, prende in esame un elemento di prova per questo capo d’accusa e lo smaschera come intelligente menzogna. Il signor Israel argomenta che la risposta alla domanda “È lecito criticare Israele?” è che si tratta della domanda sbagliata. La domanda corretta è: “È lecito mentire a proposito di Israele?”. Il raffronto tra il Sudafrica sotto il regime di apartheid e Israele viene analizzato e smascherato come assurdo. In conclusione, il signor Israel commenta il tentativo delle forze favorevoli all’OLP di appropriarsi di Martin Luther King come di uno di loro, dimostrando che, ancora una volta, si tratta di una menzogna.

Qui di seguito potete leggere il testo di Jared Israel.   

-- John Flaherty
Redattore aggiunto, Emperor's Clothes

 Analisi

Durante l’ultimo anno ho ricevuto diverse mail, che sostengono che Israele sia uno 'Stato-apartheid'. Chi scrive formula questa accusa en passant, come se stesse citando un dato di fatto.

La più recente di queste mail è di un certo John Schulz, che scrive:

"Quando Israele viene criticato alcune persone si mettono sulla difensiva e dicono che chi critica è antisemita. Mi domando, se questa è anche la vostra posizione riguardo all’articolo di John Catalinotto del gruppo ANSWER [vale a dire, il raggruppamento che fa capo a Ramsey Clark - NdA]. Hanno fatto un’assemblea durante la quale ha parlato un leader arabo-israeliano di nome Mohamed Kanana. Lui ha criticato Israele per la politica di apartheid, citando ad esempio che gli arabi costituiscono il 20% della popolazione di Israele, ma che questo "venti per cento della popolazione possiede solo il 3 per cento della terra". Sono rimasto colpito dalla vostra analisi dell’OLP, però ora vorrei vedere un’analisi equilibrata dell’altra faccia della medaglia, oppure tu credi che, siccome Mohamed Kanana critica l’apartheid di Israele, questo vuol dire che è un antisemita?" [1]

Il signor Schulz pone una questione di non poco peso. In primo luogo, il verbo 'critica' suggerisce un’intenzione onesta e leale, come quando uno dice "Non andare subito sulla difensiva, ascolta prima la mia critica." Ma il signor Kanana, che Schulz cita, non sta criticando Israele, bensì mentendo sui fatti.

In secondo luogo, l’affermazione "Mohamed Kanana critica l’apartheid di Israele" sottintende che l’apartheid esista di fatto in Israele. Come mostrerò, ciò è assurdo.

È lecito criticare Israele? Certo, ma non è affatto lecito raccontare bugie che generano un clima di sostegno del terrore. Se qualcuno diffonde la voce che tu sei un pluriomicida, e tu non lo sei, e se una folla si raduna sotto la tua finestra per linciarti, non sei propenso a considerare ciò una 'critica'.

I governi occidentali e i suoi alleati nei Paesi arabi (e gran parte della sinistra, o supposta tale) sono impegnati in una campagna mirata a delegittimare Israele. Codesta campagna è condotta attraverso distorsioni sistematiche dei fatti sui principali mezzi di comunicazione di massa e attraverso bugie diffuse da leader occidentali e arabi, rappresentanti del mondo accademico, attivisti contro Israele.

Il signor Kanana, personalmente, è un antisemita?  Non lo conosco, sicché non posso dirlo, però posso dire questo: che è un bugiardo, e che la sua bugia contribuisce a fomentare l’antisemitismo, ma su ciò parlerò più diffusamente in seguito.

Vediamo, innanzitutto, di occuparci della questione della proprietà della terra.

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Un’intelligente bugia

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Ha torto Mohamed Kanana *nei fatti* sulla proprietà della terra in Israele da parte di arabi?

No, riguardo ai fatti non ha torto.  Gli arabi israeliani costituiscono effettivamente il 20% della popolazione e posseggono il 3% della terra.  E allora dov’è la bugia?  Intelligentemente, in ciò che egli non dice. Egli omette un elemento di cruciale importanza: gli ebrei costituiscono sì l’ottanta per cento della popolazione di Israele, però, posseggono solamente il 3,5% della terra!

Consideriamo i seguenti dati:

   % della popolazione di Israele   % di proprietà terriera in Israele

Arabi       20 %                          3 %

Ebrei       80 %                          3,5 %

Vedete? Ebrei e arabi possiedono circa la stessa quantità di terra, sebbene ci siano quattro volte più ebrei che arabi in Israele. O, per dirla in altre parole, gli arabi israeliani possiedono più del doppio della terra rispetto a quanto ci si aspetterebbe in base alla loro percentuale sulla popolazione complessiva di Israele.  Ciò è esattamente l’opposto di quanto vuole suggerirci il signor Kanana con l’argomento, secondo il quale "il venti percento della popolazione possiede solamente il 3 per cento della terra". Se dovessimo, infatti, seguire la sua logica, dovremmo concludere che sono gli ebrei israeliani, e non gli arabi israeliani, a subire l’'apartheid'.

Il signor Kanana è ben conscio del fatto che il suo pubblico ignora, che il 93,5 % della terra in Israele è di proprietà o sotto il diretto controllo dello Stato. Soltanto il 6,5 % è riservato alla proprietà privata. E di questa piccola percentuale una parte sproporzionatamente grande è di proprietà di arabi israeliani.  Il restante 93,5 % non può essere venduto, bensì solo dato in concessione ai cittadini, siano essi musulmani, cristiani o ebrei.

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Banalizzare il termine ‘apartheid’ per
diffamare Israele

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Se anche il signor Kanana avesse ragione a sostenere che gli arabi israeliani posseggono una parte sproporzionatamente piccola della terra in Israele (come dimostrato qui sopra, i dati che egli stesso porta a sostegno della sua tesi indicano esattamente l’opposto), ciò *non* proverebbe comunque, che Israele è uno Stato in cui vige un sistema di 'apartheid'. Apartheid non significa discriminazione nell’utilizzo della terra. (Se così fosse, qualunque Stato sarebbe virtualmente un regime di apartheid, poiché la discriminazione è presente ovunque). Il termine 'apartheid' si riferisce al sistema politico che esisteva in Sudafrica, basato su leggi draconiane che separavano la popolazione in 'razze', definite secondo una ideologia di ispirazione nazista. Significa la segregazione di queste supposte razze, con condizioni di vita radicalmente diverse per ognuna di esse. Significa la sanzione ufficiale dell’odio razziale, il razzismo come ideologia di Stato.  

Se Israele fosse uno Stato-apartheid, i nemici di Israele dovrebbero essere in grado di indicare leggi discriminatorie basate su una teoria che sancisca l’esistenza di cosiddette razze inferiori e superiori, e dovrebbero poter dimostrare l’esistenza di una polizia segreta che eserciti un potere repressivo mirante a imporre l’esecuzione di dette leggi.   Essi dovrebbero poter indicare prove statistiche dell’esistenza di un sistema di apartheid: sotto un tale regime esisterebbero enormi differenze tra arabi ed ebrei in dati statistici rivelatori, quali la mortalità infantile e la probabilità di vita, proprio come era tra neri e bianchi in Sudafrica. I denigratori di professione di Israele non menzionano mai tali statistiche, perché i dati indicano che gli arabi israeliano vivono meglio degli arabi in qualunque altro Paese del Medioriente. [2]

Una delle caratteristiche fondamentali del sistema di apartheid sudafricano era che la popolazione nera era privata di ogni diritto civile. Quanti cercano di imporre l’equazione "Israele uguale apartheid" vogliono farci credere che gli arabi israeliani si trovino nella stessa condizione dei neri sudafricani.  Ma gli arabi israeliani si candidano e votano per un parlamento che elegge il governo di Israele.  

A termine di paragone, come se la passano gli arabi nei cosiddetti 'Paesi Arabi'? I cittadini arabi in Arabia Saudita hanno diritti civili?  No, a meno che non intendiate come un diritto quello di dare il proprio sostegno alla famiglia regnante.  (Esistono undici polizie segrete in Arabia Saudita per sistemare coloro che non sostengono la famiglia regnante). Se gli arabi in Libia o in Egitto si oppongono alla propaganda ufficiale violentemente antisemita o esortano all’amicizia con Israele rischiano la galera o peggio. E la Giordania?  È una monarchia, ricordate? Hanno gli arabi diritti civili in Sudan?  Nella Siria dominata dal Partito Baath ? Sono, entrambi gli Stati, feroci dittature.

Ciò che Kanana fa è tipico dei propagandisti anti-Israele. Egli approfitta della visione assai diffusa di un Medioriente immaginario, nel quale gruppi come l’OLP sono visti come combattenti per la libertà, una sorta di Movimento per i Diritti Civili di Martin Luther King meno la nonviolenza. I propagandisti anti-Israele speculano su questa falsa immagine, paragonando i palestinesi ai neri del Sudafrica sotto l’apartheid o negli USA durante il segregazionismo, e gli ebrei ai razzisti bianchi in questi due Paesi. Kanana sa che il suo pubblico ignora dati di fatto basilari sul Medioriente, dove la metà della popolazione ebraica d’Israele è composta da rifugiati scampati alle persecuzioni in Paesi a maggioranza araba, e dove il razzismo degli arabi nei confronti degli ebrei e delle popolazioni dell’Africa subsahariana è all’ordine del giorno. Approfittando del modello fittizio di un Medioriente che esiste solamente nelle teste del pubblico occidentale, Kanana e altri propagandisti tirano fuori una enorme quantità di menzogne, ben consci del fatto che la maggior parte di esse funzioneranno. [3]

Al di là del fatto che gli arabi vivono meglio in Israele che in *qualunque* altro Paese arabo, il tentativo di paragonare Israele con il Sudafrica sotto l’apartheid ignora altri fatti.

Innanzitutto la presenza dei bianchi in Sudafrica è un fenomeno piuttosto recente. Mentre la situazione in Medioriente è completamente differente.  L’unico Stato che sia mai esistito sul territorio ora occupato da Israele è l’antico Stato di ... Israele. Anche dopo il genocidio compiuto dai Romani ai danni degli ebrei duemila anni fa, gli ebrei hanno continuato a vivere su quella che era la loro terra non ostante lo scherno e i soprusi, a proposito dei quali confronta il resoconto di Karl Marx sulle condizioni della popolazione di Gerusalemme a maggioranza ebraica nella metà del secolo decimonono. (E considerate che Marx era antisemita e che, perciò, le condizioni di vita degli ebrei devono essere state veramente estreme per indurlo a scrivere un resoconto pieno di simpatia e compassione per le loro sofferenze.) [4]

Un altro elemento: il regime di apartheid sudafricano era un incubo vero e proprio, che affondava le sue radici nella folle pseudo-scienza dell'eugenetica , che i razzisti sudafricani  presero notoriamente in prestito dalla Germania, la quale a sua volta la derivò dai pilastri portanti del sistema statunitense. L’eugenetica si basa su un profondo disprezzo di due gruppi in particolare: i neri dell’Africa tropicale e ... gli ebrei. [5]

L’eugenetica sostiene l’esistenza di 'razze inferiori', ma razzismo e discriminazione in Israele sono illegali. Per contro, nella West Bank e a Gaza le istituzioni palestinesi predicano che gli ebrei sono esseri inferiori che devono venire eliminati. (Quale politico della Germania nazista vi ricorda ciò?)  [6]

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Bugie sull’apartheid, bugie sul Dott. King

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Alcuni giorni dopo aver ricevuto la mail del signor Schulz, ne ricevetti un’altra da un gruppo pro-OLP, che esortava a unirsi a loro nel celebrare l’anniversario della nascita di Martin Luther King nel modo (a parer loro) "più appropriato" con una "marcia di protesta contro l’apartheid di Israele". Anni fa io presi parte al Movimento per i Diritti Civili. Uno dei miei eroi era John Lewis, che diresse il Comitato di Coordinamento Studentesco Nonviolento dal 1963 al 1966.  Lewis era un amico personale di Martin Luther King, sicché egli è un testimone attendibile delle opinioni del Dottor King su Israele. La seguente citazione è tratta dalla pagina internet del deputato Lewis:

[Inizio della citazione tratta dal commento di John Lewis]

Nel corso della sua esistenza King fu testimone della nascita di Israele e dello sforzo continuato per la creazione di una nazione. Egli ribadì con vigore la sua presa di posizione sul conflitto arabo-israeliano, sostenendo che 'il diritto di Israele a esistere come Stato in condizioni di sicurezza è incontestabile'. Non è una caso che King mettesse in risalto la questione della 'sicurezza' nelle sue dichiarazioni sul Medioriente.

Il 25 marzo del 1968, a meno di due settimane dalla sua tragica fine, egli [King] prese posizione con chiarezza e in modo diretto, dichiarando

'pace per Israele significa sicurezza, e noi dobbiamo impegnare tutte le nostre forze per proteggere il suo diritto a esistere, la sua integrità territoriale.  Io considero Israele come uno dei grandi avamposti della democrazia nel mondo, e un esempio meraviglioso di quanto può essere raggiunto, di come un territorio desertico possa essere trasformato in un’oasi di fraternità e di democrazia. Pace per Israele significa sicurezza e questa sicurezza deve divenire una realtà'.

[Fine della citazione tratta dal commento di John Lewis]

Potete leggere la versione integrale in inglese del commento dell’onorevole Lewis sul seguente sito: http://www.house.gov/johnlewis/oe_i_have_a_dream.html

Queste erano le parole di King quasi un anno dopo la guerra dei Sei Giorni, vale a dire dopo che gli arabi avevano provocato una guerra con l’intenzione di commettere un genocidio, e l’avevano persa, lasciando Israele in possesso della West Bank, della striscia di Gaza, della penisola del Sinai e delle alture del Golan. Tutte queste zone erano state utilizzate come basi da cui lanciare attacchi militari contro lo Stato di Israele e/o attacchi terroristici contro la popolazione civile israeliana. Immediatamente dopo la fine della guerra, il Primo Ministro israeliano Levi Eshkol offerse la restituzione di codeste terre agli Stati arabi in cambio di una mera promessa pubblica di pace.  I leader arabi rifiutarono in blocco di accettare i territori che venivano loro offerti senza condizioni, ciò che mostra come il loro potere nella società araba dipendesse dal mantenimento della promessa, da loro spesso pubblicamente reiterata, di eliminare gli ebrei. Il dottor King non cadde nel tranello del falso problema della cosiddetta occupazione, poiché i leader arabi avevano detto molto chiaramente che, se avessero ottenuto la restituzione di quei territori, essi sarebbero stati nuovamente usati per cercare di distruggere Israele.

Quindi, per favore, basta con i tentativi di assassinare per la seconda volta il dottor King diffondendo la menzogna che egli fosse un apologeta del terrore contro Israele.  

Jared Israel
Redattore capo, Emperor’s Clothes

* Note, commenti e ulteriori letture seguono l’appello *

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Note, commenti e ulteriori letture

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[1] L’ex Procuratore Generale statunitense Ramsey Clark, che è attualmente decantato come leader della sinistra, durante gli anni ottanta apparteneva all’ala antisemita della destra. Insieme con Pat Buchanan e con i gruppi baltico-americani, che costituivano l’ala dell’estrema destra antisemita negli Stati Uniti, Clark fece appelli per una riconciliazione con i nazisti e lanciò crociate a difesa di criminali nazisti che il Dipartimento della Giustizia statunitense stava tentando di espellere. Vedi la documentazione raccolta nell’articolo "Come Ramsey Clark operò per proteggere emigrati nazisti":

http://emperors-clothes.com/ramsey/ramsey4.htm

[2] Abbiamo in preparazione un articolo che mette a confronto le condizioni di vita degli arabi israeliani sia con quelle degli ebrei israeliani, sia con quelle degli arabi negli Stati arabi della regione, sulla base di dati statistici sulla probabilità di vita e sul tasso di mortalità infantile. Sono già ora in grado di dire con certezza che sulla base di codeste statistiche gli arabi vivono in maniera sensibilmente migliore in Israele che nei cosiddetti Paesi Arabi. Se un marziano vedesse le statistiche potrebbe chiedersi se non siano piuttosto  l’Arabia Saudita, l’Egitto e la Libia a discriminare gli arabi. 

[3] Il sito Internet Jimena (Jews Indigenous to the Middle East and North Africa – Ebrei originarî del Medioriente e del Nord Africa) è ricco di informazioni su le centinaia di migliaia di profughi ebrei scacciati da Paesi musulmani negli ultimi sessanta anni, e sulla loro cultura andata perduta. L’indirizzo web è:
http://www.jimena.org


Perché i mezzi di informazione occidentali tacciono su questi profughi?

[In Italiano è disponibile sul sito http://www.morasha.it/tesi/trni/index.html una tesi di laurea sulla comunità di ebrei libici, che nel 1967 sfuggirono alle persecuzioni rifugiandosi in Italia - NdT]

[4] Il resoconto di Marx sugli ebrei di Gerusalemme nella metà del secolo decimonono può essere letto, in inglese, sulla seguente pagina:
http://emperors-clothes.com/docs/weinstock.htm#marx

[e in francese alla pagina http://www.amitiesquebec-israel.org/textes/chiens.htm - NdT].

[5] Come molti non sanno, l’eugenetica, la pseudoscienza che si occupa del supposto miglioramento della razza, fu apertamente applicata negli Stati Uniti durante la prima metà del ventesimo secolo. Lo scopo, che era quello di eliminare elementi cosiddetti indesiderabili (per esempio, neri, ebrei, bianchi degli Appalachi) e produrre una 'razza pura' nordico-germanica, fu portato avanti da illustri professori di varie università, tra cui Harvard. La 'ricerca' eugenetica fu finanziata dalle principali istituzioni. La politica eugenetica, come la sterilizzazione forzata di migliaia di bianchi poveri, venne applicata in molti Stati. L’eugenetica ebbe il sostegno del Dipartimento di Stato. Essa fu esportata in Germania e usata dai nazisti come base e giustificazione pseudoscientifica per il massacro di  Untermenschen – ebrei, slavi, etc. Tutto ciò è oggetto dello splendido libro di Edwin Black "War against the Weak" [Guerra contro i deboli]:

"Infine, lontano dagli occhi del mondo, a Buchenwald e a Auschwitz, medici eugenetici come Josef Mengele continuarono la ricerca iniziata alcuni anni prima con il sostegno finanziario americano, inclusi finanziamenti della Rockfeller Foundation e della Carnegie Institution. "

La citazione di cui sopra è tratta dal primo capitolo. Il testo completo dell’introduzione e del primo capitolo possono essere letti in inglese sulla pagina seguente: http://www.waragainsttheweak.com/intro.php

[War against the Weak è stato pubblicato in Canada e in Gran Bretagna nel settembre del 2003; in traduzione italiana esistono le precedenti opere di Edwin Black, tra cui il saggio IBM and the Holocaust (tr. it., L’IBM e l’olocausto, Milano, 2001); come spiega nell’introduzione a War against the Weak, Black sviluppò l’idea di dedicare un’intera opera alla pseudoscienza eugenetica, mentre raccoglieva materiale sul ruolo dell’IBM nell’organizzazione dello sterminio nazista. Potete leggere un estratto della traduzione italiana di L’IBM e l’olocausto sulla pagina http://www.schiavidihitler.it/Pagine_documenti/archivio/IBM.htm

Lo splendido saggio di Stephen Jay Gould, intitolato Intelligenza e pregiudizio. Le pretese scientifiche del razzismo, Roma, Editori Riuniti, 1991 (ed. or., The Mismeasure of Man, 1981), che traccia un profilo storico dei fondamenti pseudoscientifici del razzismo, tratta anche della politica eugenetica negli Stati Uniti; alcune citazioni tratte da Intelligenza e pregiudizio sono alla pagina http://web.infinito.it/utenti/t/tecalibri/G/GOULD_intelligenza.htm -NdT] 

L’apartheid sudafricana fu manifestamente ispirata alla eugenetica tedesca. E fu proprio l’eugenetica di Hitler, con il suo supremo disprezzo per gli ebrei, a renderlo caro a Hajj Amin al Husseini, il mufti di Gerusalemme, l’estremista arabo che si conquistò a forza di omicidi il dominio completo sul movimento palestinese, dirigendolo poi per cinquant’anni, indottrinando i suoi dirigenti con i suoi metodi da gangster e il suo odio razzista. Haji Amin influenzò enormemente la decisione sulla 'soluzione finale'. Cfr.
http://emperors-clothes.com/docs/bakera.htm#wis      

[6] A proposito del violento razzismo dei mezzi di comunicazione controllati dall’Autorità Palestinese, il MEMRI [Middle East Media Research Institute], istituto indipendente di monitoraggio dei mezzi di comunicazione, ha tradotto i sermoni trasmessi dal canale televisivo ufficiale dell’Autorità Palestinese nel corso degli ultimi tre anni.   Potete leggerli, in inglese, alla pagina

http://stream.realimpact.net/rihurl.ram?file=realimpact/memri/memri_v2.rm

[Un articolo in inglese del direttore esecutivo del Memri, che raccoglie citazioni dei suddetti sermoni del venerdì organizzandoli per temi trattati, è alla pagina
http://www.memri.org/bin/articles.cgi?Page=countries&Area=palestinian&ID=SR2403


Il
Memri ha anche un sito in lingua italiana, cfr. http://www.memri.org/italian/ - NdT]

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